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Domande orali esame antincendio FOR2

FOR2

Ripasso orale per il corso 2-FOR

Domande aperte sugli argomenti più ricorrenti: combustione, estinguenti, prevenzione, protezione, esodo, piano di emergenza e attrezzature.

Come esercitarti

Copri la traccia, rispondi ad alta voce, poi controlla se hai inserito definizione, esempio pratico e comportamento corretto dell'addetto.

1. Che cosa si intende per combustione e in che cosa si distingue dall'incendio?

Traccia di risposta: La combustione è una reazione chimica tra una sostanza combustibile e un comburente, normalmente l'ossigeno dell'aria, che sviluppa calore e può produrre fiamme, gas, fumo e luce. È importante distinguere la combustione dall'incendio: la combustione può essere controllata nel tempo e nello spazio, come la fiamma di un fornello; l'incendio è invece una combustione non controllata che si propaga e produce effetti dannosi per persone, beni e ambiente. In una risposta orale conviene sempre collegare la definizione ai rischi principali: calore, fumo, gas tossici e riduzione della visibilità.

Parole chiave: combustibile; comburente; calore; fumo; incendio non controllato

2. Quali sono gli elementi del triangolo del fuoco e come si può ottenere lo spegnimento?

Traccia di risposta: Gli elementi del triangolo del fuoco sono combustibile, comburente ed energia di attivazione. La combustione si mantiene solo se questi tre elementi sono presenti contemporaneamente. Lo spegnimento si ottiene eliminando o riducendo almeno uno di essi: raffreddando il combustibile, separando il combustibile dal comburente con il soffocamento, allontanando il combustibile oppure interrompendo la reazione chimica con l'inibizione. Un addetto antincendio deve saper tradurre questo concetto in azioni pratiche: usare l'estinguente adatto, chiudere una valvola del gas, allontanare materiali combustibili se possibile e non alimentare l'incendio con manovre errate.

Parole chiave: triangolo del fuoco; raffreddamento; soffocamento; rimozione; inibizione

3. Che differenza c'è tra prevenzione e protezione antincendio?

Traccia di risposta: La prevenzione comprende le misure che riducono la probabilità che l'incendio si verifichi: ordine e pulizia, corretta gestione dei materiali combustibili, manutenzione degli impianti, divieto di fumo dove previsto, controllo delle sorgenti di innesco. La protezione comprende invece le misure che limitano le conseguenze dell'incendio: compartimentazione, vie di esodo, estintori, idranti, rivelazione, allarme e impianti di spegnimento. Le due strategie non sono alternative: una buona sicurezza antincendio nasce dall'integrazione tra prevenzione, protezione e gestione dell'emergenza.

Parole chiave: probabilità; conseguenze; misure preventive; protezione attiva; protezione passiva

4. Come si classificano gli incendi in base al combustibile?

Traccia di risposta: Gli incendi si classificano in classi: A per materiali solidi come legno, carta e tessuti; B per liquidi infiammabili; C per gas infiammabili; D per metalli combustibili; F per oli e grassi vegetali o animali negli apparecchi di cottura. La classificazione serve a scegliere l'estinguente corretto e a evitare interventi pericolosi. La vecchia classe E non è più utilizzata come classe di fuoco, ma l'incendio che coinvolge apparecchiature elettriche in tensione richiede comunque attenzione al rischio di elettrocuzione e all'impiego di agenti estinguenti idonei.

Parole chiave: classe A; classe B; classe C; classe D; classe F; rischio elettrico

5. Che cosa sono i limiti di infiammabilità?

Traccia di risposta: I limiti di infiammabilità indicano l'intervallo di concentrazione di gas o vapori combustibili in aria entro il quale una miscela può incendiarsi se incontra un innesco. Sotto il limite inferiore la miscela è troppo povera di combustibile; sopra il limite superiore è troppo ricca di combustibile e manca aria sufficiente. Tra i due limiti si trova il campo di infiammabilità: più è ampio, maggiore è la probabilità che si formi una miscela pericolosa. È un concetto molto utile per capire il rischio di vapori di benzina, solventi, gas metano o GPL.

Parole chiave: limite inferiore; limite superiore; campo di infiammabilità; gas; vapori

6. Che cosa indica la temperatura di infiammabilità?

Traccia di risposta: La temperatura di infiammabilità è la temperatura più bassa alla quale un liquido emette vapori sufficienti a formare con l'aria una miscela infiammabile in presenza di innesco. È definita per i liquidi e permette di valutarne la pericolosità: più è bassa, più il liquido è pericoloso a temperatura ambiente. Per esempio un liquido con temperatura di infiammabilità inferiore alla temperatura del locale può emettere vapori infiammabili anche senza essere riscaldato. In sede orale è utile ricordare che non coincide con l'autoaccensione: serve comunque un innesco.

Parole chiave: liquidi; vapori; miscela infiammabile; innesco; pericolosità

7. Che cosa indica la temperatura di autoaccensione?

Traccia di risposta: La temperatura di autoaccensione è la temperatura minima alla quale un combustibile, in presenza di aria, brucia senza bisogno di una sorgente esterna di innesco. Può riferirsi a solidi, liquidi o gas. La differenza con la temperatura di infiammabilità è fondamentale: la temperatura di infiammabilità riguarda l'emissione di vapori di un liquido in quantità sufficiente per bruciare se innescati; l'autoaccensione riguarda l'avvio spontaneo della combustione per effetto della temperatura raggiunta dal materiale.

Parole chiave: autoaccensione; senza innesco; temperatura minima; combustibile; aria

8. Quali sono le principali sorgenti di innesco in un luogo di lavoro?

Traccia di risposta: Le sorgenti di innesco possono essere fiamme libere, sigarette, scintille, archi elettrici, superfici calde, attrito, apparecchiature elettriche difettose, lavorazioni a caldo, irraggiamento termico e reazioni chimiche esotermiche. L'addetto deve saperle riconoscere durante la sorveglianza: prese sovraccaricate, cavi danneggiati, materiali appoggiati su stufe o macchine calde, rifiuti vicino a sorgenti di calore, fumo in aree vietate. La prevenzione consiste nel ridurre gli inneschi e nel separare le sorgenti di calore dai combustibili.

Parole chiave: fiamme libere; scintille; superfici calde; attrito; apparecchi elettrici

9. Come bruciano i materiali solidi e perché la pezzatura è importante?

Traccia di risposta: Nei solidi la combustione è influenzata da forma, pezzatura, porosità, contenuto di umidità e ventilazione. Un materiale solido di piccola pezzatura o suddiviso in parti minute espone una superficie maggiore all'aria e si riscalda più facilmente; per questo carta, segatura, polveri e imballaggi leggeri possono bruciare rapidamente. Al contrario un grosso pezzo di legno richiede più energia per innescarsi. Durante un controllo, accumuli di carta, cartoni o scarti di lavorazione aumentano il carico d'incendio e la velocità di propagazione.

Parole chiave: solidi; pezzatura; superficie; porosità; ventilazione; braci

10. Come avviene la combustione dei liquidi infiammabili?

Traccia di risposta: Un liquido infiammabile non brucia direttamente nella massa liquida: bruciano i vapori che si formano sopra la superficie del liquido e che si miscelano con l'aria. Se la miscela vapori-aria rientra nel campo di infiammabilità e incontra un innesco, si ha la combustione. Per questo sono importanti temperatura di infiammabilità, ventilazione, contenitori chiusi, corretto stoccaggio e assenza di sorgenti di accensione. In caso di incendio di liquido bisogna evitare getti che possano proiettare il liquido in fiamme e propagare l'incendio.

Parole chiave: vapori; liquidi infiammabili; superficie; campo di infiammabilità; proiezione

11. Quali sono le differenze operative tra gas leggeri e gas pesanti?

Traccia di risposta: I gas leggeri, come il metano, hanno densità inferiore all'aria e tendono a salire e stratificare verso l'alto. I gas pesanti, come il GPL, hanno densità superiore all'aria e tendono ad accumularsi in basso, in cunicoli, pozzetti, scantinati e aperture a livello del pavimento. Questa differenza è importante per individuare le zone più pericolose, aerare correttamente e non azionare interruttori o apparecchiature che potrebbero generare scintille. La prima misura, se possibile e sicura, è intercettare la perdita chiudendo la valvola.

Parole chiave: metano; GPL; densità; stratificazione; valvola; ventilazione

12. Quali sono i principali prodotti della combustione e perché sono pericolosi?

Traccia di risposta: I prodotti della combustione sono gas, fiamme, fumo e calore. I gas possono essere tossici o asfissianti; il fumo riduce la visibilità, ostacola l'esodo e trasporta particelle e calore; il calore può provocare ustioni, disidratazione e danni alle strutture; le fiamme favoriscono la propagazione. In molti incendi il rischio più grave per le persone è l'inalazione dei prodotti della combustione, non il contatto diretto con le fiamme. Per questo l'addetto deve evitare l'esposizione al fumo e favorire l'evacuazione tempestiva.

Parole chiave: gas; fumo; calore; fiamme; tossicità; anossia

13. Perché il monossido di carbonio è particolarmente pericoloso?

Traccia di risposta: Il monossido di carbonio si sviluppa soprattutto in combustioni incomplete e in ambienti chiusi o poveri di ossigeno. È pericoloso perché è incolore, inodore e non irritante, quindi può non essere percepito. Agisce legandosi all'emoglobina del sangue e riducendo la capacità di trasporto dell'ossigeno. In un esame orale è utile sottolineare che non bisogna entrare in locali invasi da fumo senza protezioni idonee e che l'evacuazione e la chiamata dei soccorsi sono prioritarie.

Parole chiave: CO; incolore; inodore; tossico; carenza di ossigeno; fumo

14. Che cosa sono flash-over e backdraft?

Traccia di risposta: Il flash-over è la fase di incendio generalizzato: la temperatura e l'irraggiamento diventano così elevati che i combustibili presenti nell'ambiente si autoaccendono quasi contemporaneamente. È un punto di non ritorno per l'intervento degli addetti. Il backdraft, o ritorno di fiamma, può verificarsi in un ambiente chiuso dove l'incendio ha consumato ossigeno ma sono ancora presenti gas caldi e combustibili: l'ingresso improvviso di aria, ad esempio aprendo una porta, può causare una riaccensione violenta. L'addetto non deve aprire incautamente locali caldi o pieni di fumo.

Parole chiave: flash-over; incendio generalizzato; backdraft; ambiente chiuso; ossigeno

15. Quali sono gli effetti dell'incendio sull'uomo?

Traccia di risposta: Gli effetti principali sono anossia per riduzione dell'ossigeno, azione tossica dei fumi e dei gas, riduzione della visibilità e azione termica. Il calore può causare ustioni e difficoltà respiratorie, mentre fumi e gas possono provocare intossicazione e perdita di orientamento. L'addetto deve quindi guidare l'esodo verso zone sicure, evitare l'esposizione al fumo, non sottovalutare i locali apparentemente poco coinvolti e assistere le persone in difficoltà senza mettere a rischio la propria sicurezza.

Parole chiave: anossia; tossicità; visibilità; calore; ustioni; esodo

16. Quando è consigliato usare l'acqua come estinguente e quando invece bisogna evitarla?

Traccia di risposta: L'acqua è indicata soprattutto per incendi di classe A, cioè materiali solidi come carta, legno, tessuti e cartoni, perché raffredda, assorbe calore e può imbibire il combustibile. Migliora la propria efficacia quando è frazionata o nebulizzata. Deve invece essere evitata a getto pieno su apparecchiature elettriche in tensione e su sostanze incompatibili, come alcune sostanze che reagiscono liberando gas infiammabili. Inoltre non è normalmente la scelta corretta per liquidi infiammabili se il getto può disperdere il combustibile.

Parole chiave: acqua; classe A; raffreddamento; elettricità; incompatibilità

17. A cosa serve la schiuma e su quali incendi è più indicata?

Traccia di risposta: La schiuma è una miscela di acqua, liquido schiumogeno e aria. Agisce separando il combustibile dal comburente e contribuendo al raffreddamento. È particolarmente utile sugli incendi di liquidi infiammabili perché forma una copertura sulla superficie del liquido, riducendo l'emissione di vapori e l'apporto di ossigeno. Va applicata con tecnica corretta, evitando getti violenti che rompano il tappeto di schiuma o spandano il liquido incendiato.

Parole chiave: schiuma; liquidi; separazione; vapori; raffreddamento

18. Quali sono vantaggi e limiti degli estintori a polvere?

Traccia di risposta: Gli estintori a polvere sono molto diffusi e versatili; le polveri comuni sono adatte in genere a fuochi di classe A, B e C e sono dielettriche, quindi utilizzabili su apparecchiature elettriche nei limiti indicati. Agiscono per soffocamento, raffreddamento limitato e soprattutto inibizione della reazione di combustione. I limiti sono importanti: la polvere non spegne bene le braci profonde, riduce la visibilità, può irritare le vie respiratorie e può danneggiare apparecchiature delicate.

Parole chiave: polvere ABC; anticatalisi; dielettrica; braci; visibilità; irritazione

19. Quando si usa un estintore a CO2 e quali precauzioni richiede?

Traccia di risposta: L'estintore a CO2 è indicato soprattutto per liquidi infiammabili e apparecchiature elettriche, perché non lascia residui ed è dielettrico. Agisce riducendo la concentrazione di ossigeno intorno al fuoco e raffreddando per espansione del gas. Richiede però attenzione: in ambienti piccoli o scarsamente ventilati può ridurre l'ossigeno respirabile; il cono erogatore può raggiungere temperature molto basse e provocare ustioni da freddo; inoltre all'aperto il gas può disperdersi rapidamente e perdere efficacia.

Parole chiave: CO2; dielettrica; senza residui; asfissia; ustioni da freddo

20. Qual è la differenza tra protezione attiva e protezione passiva?

Traccia di risposta: La protezione passiva limita gli effetti dell'incendio senza necessità di attivazione: compartimentazione, resistenza al fuoco, reazione al fuoco dei materiali, distanze di separazione e sistemi di esodo. La protezione attiva richiede invece un'azione dell'uomo o l'attivazione di un impianto: estintori, idranti, rivelazione e allarme, impianti di spegnimento, evacuatori di fumo e calore. In un luogo di lavoro le due misure devono funzionare insieme: l'allarme precoce avvia l'esodo, mentre la compartimentazione limita la propagazione.

Parole chiave: attiva; passiva; compartimentazione; estintori; rivelazione; esodo

21. Che cosa si intende per reazione al fuoco dei materiali?

Traccia di risposta: La reazione al fuoco descrive il comportamento di un materiale quando è esposto al fuoco e il suo contributo all'innesco e alla propagazione dell'incendio. È una misura di protezione passiva particolarmente importante nella fase iniziale dell'incendio. Materiali con migliori prestazioni di reazione al fuoco partecipano meno alla combustione e possono rallentare la crescita dell'incendio, soprattutto lungo vie di esodo, corridoi, sale aperte al pubblico e ambienti con affollamento.

Parole chiave: reazione al fuoco; propagazione; fase iniziale; materiali; vie di esodo

22. Che cosa si intende per resistenza al fuoco?

Traccia di risposta: La resistenza al fuoco è la capacità di un elemento costruttivo o strutturale di conservare, per un tempo definito, determinate prestazioni in caso di incendio. Le prestazioni principali sono R, cioè capacità portante; E, cioè tenuta a fumi e gas caldi; I, cioè isolamento termico. Per esempio una parete EI 60 deve garantire tenuta e isolamento per 60 minuti. Questa misura serve a limitare il collasso, mantenere compartimenti efficaci e consentire esodo e soccorso.

Parole chiave: R; E; I; capacità portante; tenuta; isolamento; minuti

23. Che cosa significa compartimentazione antincendio?

Traccia di risposta: La compartimentazione consiste nel suddividere un'attività in parti delimitate da elementi resistenti al fuoco, in modo da limitare la propagazione di fiamme, fumo e calore verso altri ambienti. Un compartimento funziona solo se sono mantenute integre le sue prestazioni: porte tagliafuoco chiuse o correttamente asservite all'allarme, attraversamenti impiantistici sigillati, assenza di fori non protetti, carico d'incendio coerente con quanto previsto. L'addetto contribuisce controllando che le porte non siano bloccate aperte e che i percorsi restino liberi.

Parole chiave: compartimento; porte tagliafuoco; fumo; calore; propagazione

24. Perché le porte tagliafuoco devono restare chiuse?

Traccia di risposta: Le porte tagliafuoco fanno parte della compartimentazione e devono impedire o ritardare il passaggio di fumo, gas caldi e calore tra ambienti. Se vengono lasciate aperte con cunei, arredi o altri ostacoli, il compartimento perde efficacia e l'incendio può propagarsi rapidamente. Possono restare aperte solo se dotate di fermo elettromagnetico collegato a un sistema di rivelazione/allarme che ne provochi la chiusura automatica in emergenza. L'addetto deve segnalare e rimuovere usi impropri.

Parole chiave: porta tagliafuoco; compartimentazione; chiusura; fermo elettromagnetico; fumo

25. Qual è la finalità del sistema di esodo?

Traccia di risposta: Il sistema di esodo deve consentire agli occupanti di raggiungere un luogo sicuro o di permanere temporaneamente al sicuro prima che l'incendio determini condizioni incapacitanti. Comprende vie di esodo, uscite, porte, illuminazione di sicurezza, segnaletica, luoghi sicuri e, dove previsti, spazi calmi. Per l'addetto è fondamentale mantenere le vie libere, conoscere i percorsi alternativi, indirizzare le persone senza creare panico e controllare che nessuno rientri nei locali evacuati.

Parole chiave: vie di esodo; luogo sicuro; uscite; segnaletica; illuminazione

26. Che cosa sono luogo sicuro, luogo sicuro temporaneo e spazio calmo?

Traccia di risposta: Il luogo sicuro è un luogo nel quale il rischio d'incendio per gli occupanti è trascurabile, ad esempio la pubblica via o un'area esterna idonea. Il luogo sicuro temporaneo è un compartimento o uno spazio nel quale le persone possono permanere o transitare per il tempo necessario a completare l'esodo. Lo spazio calmo è un luogo sicuro temporaneo destinato in particolare a persone che non possono completare autonomamente l'esodo e che attendono assistenza. L'addetto deve conoscere la posizione di questi spazi e le procedure di assistenza.

Parole chiave: luogo sicuro; luogo temporaneo; spazio calmo; assistenza; disabilità

27. Quali caratteristiche devono avere le porte lungo le vie di esodo?

Traccia di risposta: Le porte lungo le vie di esodo devono essere facilmente identificabili e apribili da tutti gli occupanti, senza ostacolare il deflusso. In condizioni di affollamento possono essere necessari dispositivi di apertura a semplice spinta. Non devono essere chiuse con sistemi che impediscano l'apertura in emergenza, e l'apertura non deve ridurre in modo pericoloso la larghezza del percorso. L'addetto deve verificare che non ci siano serrature improprie, materiali davanti alle uscite o dispositivi danneggiati.

Parole chiave: porte; uscite; apertura; deflusso; maniglione; ostacoli

28. A cosa servono rivelazione e allarme incendio?

Traccia di risposta: La rivelazione e l'allarme servono a individuare precocemente un principio di incendio e a diffondere l'allarme per attivare le misure di emergenza. Possono mettere in allerta gli occupanti, avviare l'evacuazione, chiudere porte tagliafuoco, attivare evacuatori di fumo e calore, fermare impianti tecnologici o comandare impianti di spegnimento. L'efficacia dipende dalla tempestività e dalla corretta gestione: un allarme non va ignorato, ma verificato secondo il piano di emergenza senza ritardare l'esodo quando necessario.

Parole chiave: rivelazione; allarme; evacuazione; porte tagliafuoco; impianti

29. Che cosa sono i pulsanti di segnalazione manuale e dove si trovano normalmente?

Traccia di risposta: I pulsanti di segnalazione manuale permettono a una persona che si accorge di un incendio di attivare l'allarme. Devono essere ben visibili, facilmente accessibili e collocati in posizioni utili, spesso lungo le vie di esodo e presso le uscite. L'addetto deve sapere dove si trovano, come si azionano e cosa accade dopo l'attivazione: diffusione dell'allarme, avvio delle procedure interne, eventuali comandi ad altri impianti e chiamata dei soccorsi secondo il piano.

Parole chiave: pulsante manuale; allarme; vie di esodo; uscite; procedure

30. A cosa serve il controllo di fumo e calore?

Traccia di risposta: Il controllo di fumo e calore serve a smaltire o evacuare i prodotti della combustione, migliorando le condizioni per l'esodo, per l'intervento dei soccorritori e per la limitazione dei danni. Può avvenire con aperture di smaltimento, sistemi di ventilazione o sistemi di evacuazione fumo e calore. Il fumo non deve interferire con le vie di esodo e le aperture previste non devono essere ostruite. L'addetto deve conoscere, se previsto dal piano, le modalità di gestione delle aperture o dei comandi in emergenza.

Parole chiave: fumo; calore; smaltimento; evacuazione; soccorritori; vie di esodo

31. Come si usa correttamente un estintore portatile?

Traccia di risposta: Si interviene solo se si tratta di un principio di incendio, se si è addestrati, se l'ambiente è praticabile e se si mantiene sempre una via di fuga alle spalle. In generale si porta l'estintore alla giusta distanza, si toglie la sicura, si impugna la lancia o il tubo, si dirige il getto alla base delle fiamme e si avanza con cautela, muovendo il getto a ventaglio. Occorre operare sopravento, non esporsi al fumo, non posizionarsi in modo contrapposto ad altri operatori e interrompere l'intervento se il fuoco cresce.

Parole chiave: principio di incendio; sicura; base delle fiamme; sopravento; via di fuga

32. Quali controlli visivi deve fare l'addetto sugli estintori durante la sorveglianza?

Traccia di risposta: La sorveglianza sugli estintori è un controllo visivo: verificare che l'estintore sia presente, nel posto previsto, segnalato, accessibile, integro, non manomesso, con sigillo presente, indicatore di pressione nel campo corretto se previsto, cartellino di manutenzione presente e istruzioni leggibili. Se l'estintore manca, è scarico, ostruito o danneggiato, l'addetto deve segnalarlo e attivare il ripristino secondo le procedure aziendali. Non si sostituisce alla manutenzione tecnica qualificata.

Parole chiave: estintore; sorveglianza; sigillo; pressione; cartellino; accessibilità

33. Che differenza c'è tra idrante a muro e naspo?

Traccia di risposta: L'idrante a muro è dotato di tubazione flessibile, generalmente appiattita quando non è in pressione, collegata a lancia e valvola. Il naspo ha una tubazione semirigida avvolta su una bobina ed è permanentemente collegato alla rete idrica. Entrambi sono presidi ad azionamento manuale, ma richiedono addestramento e devono essere usati solo quando le condizioni sono sicure. Sono più impegnativi dell'estintore perché comportano presenza di acqua, pressione, possibile riduzione della visibilità e necessità di coordinamento.

Parole chiave: idrante; naspo; tubazione flessibile; tubazione semirigida; lancia

34. Quali precauzioni sono necessarie nell'uso di idranti e naspi?

Traccia di risposta: Prima dell'uso occorre valutare se l'incendio è affrontabile, se la via di fuga è disponibile e se non ci sono rischi elettrici o sostanze incompatibili con l'acqua. Bisogna srotolare correttamente la tubazione, evitare pieghe, aprire la valvola con controllo, impugnare saldamente la lancia e dirigere il getto in modo efficace. L'intervento va coordinato con gli altri addetti e interrotto se le condizioni peggiorano. L'idrante o il naspo non devono ritardare l'evacuazione né esporre l'addetto a fumo e calore.

Parole chiave: acqua; rischio elettrico; lancia; coordinamento; sicurezza

35. Che cos'è la gestione della sicurezza antincendio in esercizio?

Traccia di risposta: La gestione della sicurezza antincendio in esercizio comprende tutte le attività organizzative necessarie a mantenere nel tempo le condizioni di sicurezza: controllo delle vie di esodo, sorveglianza dei presidi, rispetto dei divieti, manutenzioni, gestione dei lavori di manutenzione, formazione, informazione, esercitazioni e aggiornamento delle procedure. L'addetto antincendio contribuisce con controlli quotidiani e segnalazioni tempestive: una porta bloccata, un estintore nascosto o un deposito improprio possono rendere inefficaci le misure progettate.

Parole chiave: GSA; esercizio; sorveglianza; divieti; manutenzione; procedure

36. Che differenza c'è tra sorveglianza, controllo periodico e manutenzione?

Traccia di risposta: La sorveglianza è un controllo visivo semplice, svolto anche dai lavoratori istruiti, per verificare che impianti, attrezzature e sistemi antincendio siano disponibili, accessibili e senza danni evidenti. Il controllo periodico è un insieme di verifiche tecniche svolte con frequenza prevista da norme o istruzioni. La manutenzione è l'intervento finalizzato a mantenere o ripristinare l'efficienza dei presidi. L'addetto può svolgere sorveglianza e segnalare anomalie, mentre controlli periodici e manutenzioni competono a personale qualificato.

Parole chiave: sorveglianza; controllo periodico; manutenzione; tecnico qualificato; anomalie

37. A cosa serve il registro antincendio?

Traccia di risposta: Il registro antincendio serve a documentare controlli, sorveglianza, manutenzioni, anomalie, interventi di ripristino, prove ed esercitazioni riferite a impianti, attrezzature e sistemi di sicurezza antincendio. Non è solo un adempimento formale: consente di verificare nel tempo l'efficienza dei presidi e di dimostrare che le misure previste sono gestite correttamente. L'addetto può consultarlo durante le esercitazioni e segnalare eventuali difformità tra la situazione reale e quanto registrato.

Parole chiave: registro; controlli; manutenzioni; anomalie; tracciabilità

38. Che cosa deve contenere un piano di emergenza?

Traccia di risposta: Il piano di emergenza deve indicare le azioni da compiere in caso di incendio, le procedure di evacuazione, le modalità di allarme, la chiamata dei Vigili del fuoco, i compiti degli addetti, l'assistenza alle persone con esigenze speciali, i punti di raccolta e le informazioni da fornire ai soccorritori. Deve essere chiaro, aggiornato e conosciuto dai lavoratori. In sede orale conviene rispondere sempre collegando il piano a ruoli concreti: chi dà l'allarme, chi chiama i soccorsi, chi assiste l'esodo, chi verifica i locali.

Parole chiave: piano di emergenza; allarme; evacuazione; soccorsi; compiti; punto di raccolta

39. Quali informazioni bisogna comunicare ai Vigili del fuoco durante la chiamata di emergenza?

Traccia di risposta: Durante la chiamata bisogna fornire informazioni chiare: nome e indirizzo dell'attività, tipo di emergenza, zona interessata, gravità dell'incendio, presenza di fumo, eventuali persone ferite o bloccate, materiali o sostanze pericolose presenti, accessi consigliati e recapito di chi chiama. È importante parlare con calma, rispondere alle domande dell'operatore e non interrompere la comunicazione finché non viene richiesto. All'arrivo dei soccorritori occorre consegnare le informazioni aggiornate.

Parole chiave: 115; indirizzo; gravità; persone coinvolte; sostanze pericolose; accessi

40. Quali sono i compiti dell'addetto antincendio in emergenza?

Traccia di risposta: L'addetto attua quanto previsto dal piano di emergenza: verifica l'allarme se previsto e se possibile, valuta l'entità dell'evento, dà o conferma l'allarme, interviene solo su principi di incendio in condizioni di sicurezza, favorisce l'evacuazione, assiste persone in difficoltà, chiude porte per limitare la propagazione, collabora alla messa in sicurezza degli impianti se previsto, informa i soccorritori e controlla il punto di raccolta. Non deve agire d'impulso né sostituirsi ai Vigili del fuoco in situazioni evolute.

Parole chiave: addetto; piano; evacuazione; principio di incendio; soccorritori; sicurezza

41. Come si assiste una persona con esigenze speciali durante l'evacuazione?

Traccia di risposta: L'assistenza deve essere prevista dal piano di emergenza e adattata alla persona: difficoltà motorie, sensoriali, cognitive, temporanee o permanenti. L'addetto deve comunicare in modo chiaro, accompagnare verso il percorso previsto, utilizzare se previsto uno spazio calmo, evitare azioni improvvisate e coordinarsi con gli altri incaricati. Per persone ipovedenti può essere utile offrire il braccio e descrivere il percorso; per persone con difficoltà uditive servono segnali visivi o comunicazione diretta; per persone non deambulanti occorrono procedure e ausili stabiliti.

Parole chiave: esigenze speciali; spazio calmo; assistenza; comunicazione; procedure

42. Quali comportamenti aiutano a prevenire incendi negli ambienti di lavoro?

Traccia di risposta: I comportamenti corretti comprendono mantenere ordine e pulizia, non accumulare rifiuti o scarti, non ostruire vie di esodo e presidi, rispettare il divieto di fumo, non sovraccaricare prese multiple, segnalare cavi o apparecchi difettosi, depositare sostanze infiammabili solo nei luoghi previsti, tenere i materiali combustibili lontani da fonti di calore e controllare le aree poco frequentate. La sicurezza dipende molto dai comportamenti quotidiani e dalla tempestività delle segnalazioni.

Parole chiave: ordine; pulizia; rifiuti; prese multiple; fumo; sostanze infiammabili

43. Perché le aree non frequentate sono critiche ai fini antincendio?

Traccia di risposta: Cantine, depositi, locali tecnici e archivi poco frequentati possono essere pericolosi perché un principio di incendio può svilupparsi senza essere visto subito. Se vi sono materiali combustibili non necessari, impianti non controllati o accessi non autorizzati, il rischio aumenta. Devono quindi essere mantenute ordinate, libere da accumuli, protette da accessi impropri e sottoposte a sorveglianza. L'addetto deve includerle nei controlli quando previsto e segnalare materiali depositati fuori posto o anomalie degli impianti.

Parole chiave: aree non frequentate; depositi; locali tecnici; accumuli; sorveglianza

44. Come bisogna comportarsi in caso di odore di gas?

Traccia di risposta: In caso di odore di gas bisogna evitare fiamme libere, non fumare, non azionare interruttori elettrici o apparecchi che possano produrre scintille, aerare se possibile e sicuro, allontanare le persone e chiudere la valvola di intercettazione se accessibile senza rischio. Va dato l'allarme secondo le procedure e, se necessario, chiamati i soccorsi. È importante ricordare che gas diversi si comportano diversamente: il metano tende a salire, mentre il GPL può accumularsi in basso.

Parole chiave: gas; valvola; scintille; aerazione; metano; GPL

45. Come si gestisce un cestino o un piccolo contenitore di rifiuti che brucia?

Traccia di risposta: Se il focolaio è piccolo, l'ambiente è libero da fumo e l'addetto è addestrato, si può intervenire con l'estintore idoneo o con acqua se si tratta di materiali solidi e non vi sono rischi elettrici. Prima bisogna dare l'allarme o farlo dare, mantenere una via di fuga, allontanare materiali combustibili vicini se possibile e non respirare i fumi. Dopo lo spegnimento occorre controllare eventuali braci e segnalare l'evento, perché un piccolo incendio può riaccendersi se il materiale non è completamente raffreddato.

Parole chiave: cestino; classe A; estintore; acqua; braci; riaccensione

46. Che cosa deve fare l'addetto se l'incendio non è più un principio di incendio?

Traccia di risposta: Se l'incendio cresce rapidamente, produce molto fumo, coinvolge più materiali, minaccia le vie di esodo o non è controllabile con uno o due estintori, non è più un principio di incendio affrontabile dall'addetto. In questo caso la priorità è l'allarme, l'evacuazione, la chiusura delle porte se possibile per limitare la propagazione, la chiamata dei soccorsi e l'assistenza agli occupanti. L'addetto deve evitare azioni eroiche: la propria sicurezza e quella degli occupanti viene prima del tentativo di spegnimento.

Parole chiave: incendio sviluppato; evacuazione; fumo; porte; soccorsi; sicurezza

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