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Domande orali esame antincendio FOR3

FOR3

Ripasso orale per il corso 3-FOR

Oltre agli argomenti comuni, il FOR3 richiede maggiore capacità di collegare strategia antincendio, aree a rischio specifico, protezione contro le esplosioni, impianti e procedure.

Come esercitarti

Copri la traccia, rispondi ad alta voce, poi controlla se hai inserito definizione, esempio pratico e comportamento corretto dell'addetto.

1. Che cosa si intende per combustione?

Traccia di risposta: La combustione è una reazione chimica tra una sostanza combustibile e un comburente, normalmente l'ossigeno dell'aria, con sviluppo di calore e spesso di fiamme, fumo e gas. All'orale è utile distinguere la combustione controllata, ad esempio quella di un bruciatore, dall'incendio, che è una combustione non controllata nello spazio e nel tempo. In un'attività FOR3 questa distinzione serve a capire perché una normale lavorazione può diventare emergenza se vengono meno controllo, manutenzione o procedure.

Parole chiave: combustibile; comburente; calore; incendio; controllo

2. Quali sono gli elementi del triangolo del fuoco e come si collegano allo spegnimento?

Traccia di risposta: Gli elementi sono combustibile, comburente ed energia di attivazione. Lo spegnimento consiste nel rimuovere o ridurre almeno uno di questi elementi: raffreddamento per sottrarre calore, soffocamento per separare il comburente, allontanamento o intercettazione del combustibile. Alcuni estinguenti agiscono anche per inibizione chimica, bloccando la reazione di combustione.

Parole chiave: combustibile; ossigeno; innesco; raffreddamento; soffocamento

3. Qual è la differenza tra incendio e combustione controllata?

Traccia di risposta: La combustione controllata avviene in condizioni previste e gestite, come in una caldaia o in un bruciatore correttamente funzionante. L'incendio invece è una combustione indesiderata e non controllata, capace di propagarsi producendo fumo, calore, gas tossici e danni. Nella risposta conviene evidenziare che la gestione antincendio serve proprio a impedire il passaggio da una situazione ordinaria a una situazione incontrollata.

Parole chiave: controllo; propagazione; fumo; calore; emergenza

4. Come si classificano gli incendi in base al combustibile?

Traccia di risposta: Gli incendi di classe A riguardano solidi combustibili, come carta, legno e tessuti; quelli di classe B liquidi infiammabili; quelli di classe C gas; quelli di classe D metalli combustibili; quelli di classe F oli e grassi da cottura. La classificazione è pratica perché orienta la scelta dell'estinguente e la valutazione dei rischi aggiuntivi, ad esempio il rischio elettrico o quello di riaccensione.

Parole chiave: classe A; classe B; classe C; classe D; classe F

5. Perché la vecchia classe E non è più usata ma resta importante il rischio elettrico?

Traccia di risposta: La vecchia classe E indicava gli incendi di apparecchiature elettriche in tensione, ma oggi i materiali che bruciano sono ricondotti alle classi A o B. Rimane però il rischio di elettrocuzione: prima di usare acqua o altri mezzi non idonei occorre considerare se l'impianto è in tensione e, quando previsto, procedere alla disalimentazione in sicurezza. L'addetto non deve improvvisare manovre elettriche non autorizzate.

Parole chiave: elettrico; tensione; elettrocuzione; disalimentazione; estinguente

6. Che cosa sono il limite inferiore e superiore di infiammabilità?

Traccia di risposta: Sono le concentrazioni minima e massima di gas o vapori infiammabili in aria entro cui una miscela può bruciare se innescata. Sotto il limite inferiore la miscela è troppo povera di combustibile; sopra il limite superiore è troppo ricca. Nelle attività FOR3 il concetto è importante per ventilazione, rilevazione gas, travasi e gestione di solventi o GPL.

Parole chiave: LFL; UFL; vapori; gas; ventilazione

7. Che cosa indica la temperatura di infiammabilità?

Traccia di risposta: Indica la temperatura più bassa alla quale un liquido emette vapori sufficienti a formare con l'aria una miscela infiammabile se innescata. Più è bassa, più il liquido è pericoloso a temperatura ambiente. Nell'orale va ricordato che non è la temperatura alla quale il liquido brucia da solo: serve comunque un innesco.

Parole chiave: liquidi; vapori; miscela; innesco; pericolosita

8. Che cosa indica la temperatura di autoaccensione?

Traccia di risposta: È la temperatura minima alla quale una sostanza brucia in presenza di aria senza una sorgente esterna di innesco. Può riguardare solidi, liquidi e gas. In pratica significa che superfici calde, attriti, cuscinetti surriscaldati o processi ad alta temperatura possono diventare pericolosi anche senza fiamme libere.

Parole chiave: autoaccensione; superfici calde; attrito; aria; innesco

9. Qual è la differenza tra temperatura di infiammabilità e temperatura di autoaccensione?

Traccia di risposta: La temperatura di infiammabilità riguarda i liquidi e descrive la capacità di emettere vapori infiammabili che bruciano se innescati. La temperatura di autoaccensione riguarda qualsiasi combustibile e indica l'avvio della combustione senza innesco esterno. La distinzione è essenziale nella scelta delle misure preventive: controllo dei vapori da un lato, controllo delle temperature e delle superfici calde dall'altro.

Parole chiave: vapori; liquidi; autoaccensione; innesco; superfici calde

10. Che cosa sono i limiti di esplodibilità LEL e UEL?

Traccia di risposta: LEL e UEL sono il limite inferiore e superiore di esplodibilità, cioè il campo di concentrazione nel quale una miscela di gas, vapori, nebbie o polveri combustibili in aria può esplodere se innescata. Fuori da quel campo l'esplosione non si propaga. All'esame è utile collegarli a rivelatori gas, ventilazione, procedure di travaso e divieto di inneschi.

Parole chiave: LEL; UEL; esplosione; miscela; innesco

11. Quali sono i principali prodotti della combustione e perché sono pericolosi?

Traccia di risposta: I prodotti principali sono gas di combustione, fiamme, fumo e calore. I gas possono essere tossici o asfissianti, il fumo riduce la visibilità e ostacola l'esodo, il calore provoca ustioni e può danneggiare le strutture, le fiamme propagano rapidamente l'incendio. Per questo la priorità dell'addetto è proteggere le persone, attivare l'allarme e non esporsi inutilmente.

Parole chiave: gas; fumo; calore; visibilita; tossicita

12. Perché il monossido di carbonio è particolarmente pericoloso?

Traccia di risposta: Il monossido di carbonio è incolore, inodore e non irritante, quindi può non essere percepito. Si lega all'emoglobina molto più dell'ossigeno, riducendo la capacità del sangue di trasportare ossigeno ai tessuti. In caso di incendio in ambiente chiuso, anche quando le fiamme non sono visibili, la presenza di CO rende pericoloso l'accesso senza idonea protezione.

Parole chiave: CO; inodore; emoglobina; anossia; ambiente chiuso

13. Quali sono gli effetti del fumo sull'esodo?

Traccia di risposta: Il fumo riduce la visibilità, irrita le vie respiratorie, contiene sostanze tossiche e può provocare disorientamento e panico. Tende a stratificare in alto ma può invadere rapidamente corridoi e scale se porte e compartimentazioni non funzionano. Per questo porte tagliafuoco, segnaletica, illuminazione di sicurezza e corrette procedure sono fondamentali.

Parole chiave: fumo; visibilita; esodo; scale; porte tagliafuoco

14. Che cosa sono flash-over e backdraft?

Traccia di risposta: Il flash-over è la fase di incendio generalizzato: il calore accumulato e l'irraggiamento portano all'accensione quasi simultanea dei combustibili presenti. Il backdraft è un ritorno di fiamma che può verificarsi in locali chiusi con carenza di ossigeno quando entra improvvisamente aria. In entrambi i casi l'addetto deve riconoscere il pericolo e non aprire o accedere a locali invasi da fumo e calore senza competenze e DPI adeguati.

Parole chiave: flash-over; backdraft; fumo; ossigeno; sicurezza

15. Quali sono i meccanismi di trasmissione del calore?

Traccia di risposta: Il calore si trasmette per conduzione, convezione e irraggiamento. La conduzione avviene attraverso materiali a contatto, la convezione tramite il movimento di fluidi caldi come aria e fumi, l'irraggiamento tramite radiazione termica anche a distanza. In un incendio reale spesso i tre meccanismi agiscono insieme.

Parole chiave: conduzione; convezione; irraggiamento; fumi; distanza

16. Perché l'irraggiamento è importante nelle attività di livello 3?

Traccia di risposta: Nelle attività più complesse possono esserci grandi quantità di combustibili, depositi esterni e aperture verso l'esterno. L'irraggiamento può innescare materiali non direttamente lambiti dalle fiamme, ad esempio fusti o bancali troppo vicini a una facciata o a un cumulo. Per questo sono rilevanti distanze di separazione, compartimentazione e controllo degli stoccaggi.

Parole chiave: irraggiamento; distanza; depositi; facciate; propagazione

17. Quali sono le principali cause di incendio nei luoghi di lavoro?

Traccia di risposta: Tra le cause più frequenti vi sono deposito non corretto di sostanze infiammabili, accumulo di rifiuti, uso improprio di fiamme libere o fonti di calore, impianti elettrici sovraccaricati, manutenzioni carenti, fumo in aree vietate e lavori a caldo non gestiti. Nei FOR3 assume particolare importanza anche l'interferenza con appaltatori e manutentori.

Parole chiave: depositi; rifiuti; impianti elettrici; lavori a caldo; manutenzione

18. Che differenza c'è tra prevenzione e protezione antincendio?

Traccia di risposta: La prevenzione riduce la probabilità che l'incendio si verifichi, ad esempio con ordine, pulizia, manutenzione, corretta gestione dei materiali e controllo degli inneschi. La protezione riduce le conseguenze, con misure passive come compartimentazione ed esodo e misure attive come estintori, idranti, rivelazione, allarme e impianti automatici. Le due azioni sono complementari.

Parole chiave: probabilita; conseguenze; protezione attiva; protezione passiva

19. Che cosa si intende per protezione attiva e protezione passiva?

Traccia di risposta: La protezione passiva non richiede attivazione da parte dell'uomo o di un impianto: esempi sono compartimenti, resistenza al fuoco, reazione al fuoco, distanze di separazione e vie di esodo. La protezione attiva richiede un'azione o un'attivazione: estintori, reti idranti, rivelazione e allarme, sprinkler, evacuatori di fumo e calore. L'addetto deve conoscere entrambe perché la sicurezza dipende dal loro mantenimento nel tempo.

Parole chiave: passiva; attiva; compartimenti; estintori; rivelazione

20. Che cosa sono le aree a rischio specifico?

Traccia di risposta: Sono ambiti dell'attività con rischio di incendio sostanzialmente diverso da quello tipico del resto del luogo di lavoro. Possono dipendere da sostanze pericolose, lavorazioni a caldo, elevato carico di incendio, impianti tecnologici, fluidi in pressione o rischio ambiente significativo. L'individuazione consente di applicare misure mirate senza trattare tutta l'attività come se avesse lo stesso livello di rischio.

Parole chiave: aree dedicate; rischio specifico; sostanze; impianti; carico incendio

21. Fai un esempio di area a rischio specifico e indica le misure possibili.

Traccia di risposta: Un esempio è un deposito di materiali plastici impilati all'interno di un magazzino generico. Le misure possono comprendere compartimentazione, limitazione dei quantitativi, altezze di stoccaggio controllate, rivelazione automatica, rete idranti o impianto automatico, procedure di sorveglianza e divieto di sorgenti di innesco. La risposta deve sempre collegare il pericolo alla misura scelta.

Parole chiave: magazzino; plastica; compartimentazione; rivelazione; idranti

22. Quali criticità presentano i lavori a caldo?

Traccia di risposta: Saldature, tagli, molature e ossitaglio producono fiamme, scintille, superfici calde e particelle incandescenti. Possono innescare polveri, imballaggi, isolanti, residui di liquidi infiammabili o materiali presenti dietro pareti e controsoffitti. Devono essere autorizzati, preparati con rimozione o protezione dei combustibili, presenza di presidi antincendio e controllo finale dell'area.

Parole chiave: saldatura; scintille; ossitaglio; permesso; sorveglianza

23. Che cosa si intende per atmosfera esplosiva?

Traccia di risposta: È una miscela con l'aria, in condizioni atmosferiche, di sostanze infiammabili sotto forma di gas, vapori, nebbie o polveri, nella quale dopo l'innesco la combustione si propaga all'insieme della miscela. Può formarsi in depositi di solventi, travasi, silos, falegnamerie, impianti con polveri combustibili o aree con gas infiammabili.

Parole chiave: gas; vapori; nebbie; polveri; innesco

24. Quali condizioni sono necessarie per un'esplosione?

Traccia di risposta: Servono una sostanza infiammabile, aria o ossigeno, una concentrazione compresa nel campo di esplodibilità e una sorgente di innesco efficace. Il rischio cresce in ambienti confinati perché la rapida combustione può produrre sovrappressioni elevate. La prevenzione mira a eliminare o controllare almeno uno di questi fattori.

Parole chiave: sostanza; aria; campo esplosivita; innesco; sovrappressione

25. Quali sorgenti di innesco sono rilevanti nelle atmosfere esplosive?

Traccia di risposta: Sono rilevanti scintille elettriche, scariche elettrostatiche, superfici calde, fiamme libere, attriti, scintille meccaniche, reazioni esotermiche, scariche atmosferiche e apparecchiature non idonee alla zona classificata. Nella risposta è utile ricordare che anche un'energia molto piccola può essere sufficiente per alcune miscele.

Parole chiave: scintille; elettrostatica; superfici calde; fiamme; ATEX

26. Quali misure riducono il rischio di atmosfere esplosive?

Traccia di risposta: Si può evitare la formazione della miscela con ventilazione, contenimento, tenuta degli impianti, pulizia delle polveri e sostituzione delle sostanze. Si evitano poi gli inneschi con apparecchiature idonee, messa a terra, divieti, procedure e manutenzione. Dove resta un rischio residuo si adottano sistemi di protezione come sfogo, soppressione o isolamento dell'esplosione.

Parole chiave: ventilazione; pulizia; messa a terra; apparecchi idonei; sfogo

27. Che significato hanno le zone 0, 1, 2 e 20, 21, 22?

Traccia di risposta: Le zone 0, 1 e 2 riguardano gas, vapori o nebbie; le zone 20, 21 e 22 riguardano polveri combustibili. Il numero più basso indica maggiore probabilità o durata della presenza di atmosfera esplosiva. L'addetto non deve necessariamente progettare la classificazione, ma deve rispettare segnaletica, divieti, procedure e attrezzature ammesse.

Parole chiave: zona 0; zona 1; zona 2; zona 20; polveri

28. Qual è la differenza tra deflagrazione e detonazione?

Traccia di risposta: Entrambe sono esplosioni legate a una rapida combustione. Nella deflagrazione il fronte di fiamma si propaga a velocità inferiore a quella del suono; nella detonazione si propaga a velocità superiore, con effetti distruttivi molto più severi. Per l'addetto il punto essenziale è prevenire la formazione della miscela e l'innesco.

Parole chiave: deflagrazione; detonazione; velocita; onda d'urto; miscela

29. Che cosa si intende per reazione al fuoco?

Traccia di risposta: La reazione al fuoco descrive il comportamento di un materiale che partecipa o meno alla combustione nelle effettive condizioni d'uso. Serve a limitare innesco e propagazione nella fase iniziale dell'incendio. Esempi pratici sono rivestimenti, tendaggi, sedute, controsoffitti e materiali lungo le vie di esodo.

Parole chiave: materiali; propagazione; classe; rivestimenti; vie esodo

30. Che cosa si intende per resistenza al fuoco?

Traccia di risposta: La resistenza al fuoco è la capacità di una struttura o di un elemento costruttivo di mantenere per un tempo definito la capacità portante, la tenuta ai fumi e gas caldi e l'isolamento termico, secondo i requisiti R, E, I. Serve a garantire esodo, compartimentazione e sicurezza delle squadre di soccorso.

Parole chiave: R; E; I; struttura; tempo

31. Qual è la differenza tra reazione al fuoco e resistenza al fuoco?

Traccia di risposta: La reazione al fuoco riguarda il contributo di un materiale all'incendio; la resistenza al fuoco riguarda la capacità di un elemento costruttivo o strutturale di mantenere prestazioni per un certo tempo durante l'incendio. Un rivestimento può avere una classe di reazione, mentre una parete o una porta tagliafuoco può avere una prestazione EI.

Parole chiave: materiale; elemento; classe; EI; propagazione

32. A cosa serve la compartimentazione?

Traccia di risposta: La compartimentazione limita la propagazione di incendio, fumo e calore all'interno della stessa attività o verso attività vicine. Si realizza con elementi resistenti al fuoco, porte tagliafuoco, filtri, spazi scoperti o distanze di separazione. In esercizio deve essere mantenuta: porte non bloccate aperte, attraversamenti sigillati e carichi d'incendio sotto controllo.

Parole chiave: compartimento; porte; fumo; calore; propagazione

33. Perché le porte tagliafuoco devono restare chiuse o chiudersi automaticamente?

Traccia di risposta: Perché sono parte della compartimentazione: se restano aperte senza dispositivo autorizzato, fumo e calore possono propagarsi rapidamente. Possono essere tenute aperte solo con sistemi di trattenuta collegati a rivelazione e sgancio automatico. L'addetto deve segnalare porte danneggiate, ostacolate, bloccate con cunei o prive di autochiusura efficace.

Parole chiave: porte tagliafuoco; autochiusura; sgancio; fumo; sorveglianza

34. Che cos'è un filtro e che cos'è un filtro a prova di fumo?

Traccia di risposta: Il filtro è un compartimento con basso carico di incendio e bassa probabilità di innesco, posto tra ambiti diversi. Il filtro a prova di fumo aggiunge misure per limitare l'ingresso dei fumi, ad esempio sovrappressione, aerazione diretta o camino di ventilazione. Serve a proteggere scale, percorsi o accessi strategici in emergenza.

Parole chiave: filtro; prova di fumo; sovrappressione; aerazione; scale

35. Che cosa sono le distanze di separazione?

Traccia di risposta: Sono distanze in spazio a cielo libero pensate per limitare la propagazione dell'incendio per irraggiamento tra edifici, cumuli, depositi o bersagli combustibili. Devono essere mantenute anche durante l'esercizio: spostare bancali, fusti o materiali all'interno di tali distanze può compromettere la sicurezza prevista.

Parole chiave: distanze; irraggiamento; depositi; cumuli; gestione

36. Quali sono le modalità di esodo previste per attività complesse?

Traccia di risposta: Le modalità sono esodo simultaneo, esodo per fasi, esodo orizzontale progressivo e protezione sul posto. La scelta dipende da caratteristiche dell'attività, affollamento, compartimentazione, presenza di persone vulnerabili e procedure. Nei FOR3 è importante spiegare non solo la definizione, ma quando può essere applicata.

Parole chiave: esodo simultaneo; per fasi; progressivo; protezione sul posto

37. Che cosa si intende per esodo orizzontale progressivo?

Traccia di risposta: È lo spostamento degli occupanti dal compartimento di primo innesco a un compartimento adiacente capace di proteggerli e contenerli, in attesa dell'estinzione o di una successiva evacuazione. È tipico di attività con persone non autosufficienti, come reparti sanitari, dove l'evacuazione immediata verso l'esterno può non essere praticabile.

Parole chiave: compartimento; adiacente; non autosufficienti; ospedale; attesa

38. Che cos'è uno spazio calmo?

Traccia di risposta: È un luogo sicuro temporaneo in cui occupanti con difficoltà motorie o esigenze speciali possono attendere assistenza per completare l'esodo verso luogo sicuro. Deve essere previsto nelle procedure e riconoscibile, con personale formato sull'assistenza. Non è un luogo dove abbandonare la persona, ma un punto organizzato di attesa e supporto.

Parole chiave: spazio calmo; disabilita; assistenza; luogo sicuro temporaneo

39. Perché gli ascensori ordinari non si usano per l'esodo?

Traccia di risposta: Gli ascensori ordinari possono fermarsi, portare le persone al piano dell'incendio, riempirsi di fumo o perdere alimentazione. Possono essere utilizzati in emergenza solo ascensori specificamente progettati per tale funzione, come ascensori antincendio o di soccorso, secondo procedure e sotto controllo dei soccorritori. La regola generale per gli occupanti è usare le vie di esodo previste.

Parole chiave: ascensori; fumo; alimentazione; esodo; soccorso

40. Qual è il ruolo della segnaletica e dell'illuminazione di sicurezza?

Traccia di risposta: La segnaletica aiuta a individuare vie di esodo, uscite, presidi e divieti; l'illuminazione di sicurezza consente l'esodo anche in assenza o insufficienza dell'illuminazione ordinaria. In attività complesse servono anche planimetrie orientate e indicazioni comprensibili per persone non familiari con l'edificio.

Parole chiave: segnaletica; illuminazione; uscite; planimetrie; orientamento

41. Che cosa fa un impianto di rivelazione e allarme incendio?

Traccia di risposta: Sorveglia gli ambienti, rileva precocemente un principio di incendio e diffonde l'allarme. Può anche attivare funzioni automatiche: chiusura porte tagliafuoco, arresto o gestione impianti, apertura evacuatori di fumo, attivazione sistemi di spegnimento o messaggi EVAC. La tempestività è decisiva per esodo e primo intervento.

Parole chiave: IRAI; rivelatori; allarme; attivazioni; EVAC

42. Che differenza c'è tra rivelazione automatica e segnalazione manuale?

Traccia di risposta: La rivelazione automatica avviene tramite dispositivi che rilevano fumo, calore, fiamma o altri fenomeni; la segnalazione manuale avviene tramite pulsanti attivati da una persona che scopre l'emergenza. Entrambe devono essere conosciute dagli occupanti e integrate nel piano di emergenza.

Parole chiave: rivelatori; pulsanti; allarme; emergenza; piano

43. A cosa servono i sistemi di controllo di fumo e calore?

Traccia di risposta: Servono a smaltire o evacuare fumo e calore per migliorare le condizioni di esodo, contenere i danni, ritardare la propagazione e agevolare l'intervento dei soccorritori. Possono essere aperture di smaltimento, sistemi di ventilazione orizzontale forzata o sistemi di evacuazione fumo e calore naturali o forzati.

Parole chiave: fumo; calore; SEFC; aperture; soccorritori

44. Che differenza c'è tra aperture di smaltimento e SEFC?

Traccia di risposta: Le aperture di smaltimento servono soprattutto a facilitare l'opera dei soccorritori e lo smaltimento dei prodotti della combustione. I SEFC sono sistemi progettati per creare e mantenere uno strato libero da fumo nella parte bassa dell'ambiente o per controllare in modo più strutturato fumo e calore. Entrambi richiedono corretta gestione e manutenzione.

Parole chiave: aperture; SEFC; fumo; strato libero; manutenzione

45. Come si sceglie un estintore?

Traccia di risposta: Si sceglie in base alla classe di incendio, al rischio presente, all'ambiente e agli effetti dell'agente estinguente. Acqua e schiuma sono adatte a molti fuochi di classe A e B, la CO2 è utile su apparecchiature elettriche e liquidi ma ha limiti in ambienti aperti, la polvere è versatile ma riduce visibilità e può danneggiare apparecchiature. L'addetto deve usarlo solo su principi d'incendio gestibili.

Parole chiave: classe incendio; acqua; schiuma; CO2; polvere

46. Quali sono i limiti degli estintori a polvere nei luoghi chiusi?

Traccia di risposta: La polvere è efficace su diversi tipi di fuoco ma in luoghi chiusi può ridurre rapidamente la visibilità, irritare le vie respiratorie e danneggiare macchinari o apparecchiature. Inoltre non è sempre efficace sulle braci profonde. Per questo la scelta deve derivare dalla valutazione del rischio e non solo dalla versatilità dell'agente.

Parole chiave: polvere; visibilita; irritazione; apparecchiature; braci

47. Quando è opportuno usare un estintore a CO2?

Traccia di risposta: La CO2 è dielettrica e non lascia residui, quindi è spesso indicata per apparecchiature elettriche e alcuni fuochi di classe B. Agisce soprattutto per soffocamento e raffreddamento locale, ma ha poca efficacia all'aperto o su materiali con braci. Occorre attenzione al getto freddo e alla riduzione di ossigeno in ambienti piccoli.

Parole chiave: CO2; elettrico; residui; soffocamento; ambiente chiuso

48. Qual è il comportamento corretto nell'uso dell'estintore?

Traccia di risposta: Prima si valuta se il principio di incendio è limitato e se esiste una via di fuga alle spalle. Si dà o si fa dare l'allarme, si sceglie l'estintore idoneo, si toglie la sicura e si dirige il getto alla base delle fiamme con azione progressiva. Se l'incendio cresce, c'è fumo intenso o il presidio non è efficace, si interrompe l'intervento e si evacua.

Parole chiave: allarme; via fuga; base fiamme; sicurezza; evacuazione

49. Che cosa sono idranti e naspi e quali differenze operative hanno?

Traccia di risposta: Sono presidi collegati alla rete idrica antincendio. Il naspo ha tubazione semirigida già collegata e può essere più semplice da impiegare per un primo intervento. L'idrante a muro DN45 richiede lo srotolamento e il collegamento della manichetta e normalmente necessita di maggiore addestramento e coordinamento. In FOR3 è importante conoscere anche idranti soprasuolo e sottosuolo.

Parole chiave: naspo; idrante; rete idrica; manichetta; addestramento

50. Quali attenzioni servono nell'uso di idranti e naspi?

Traccia di risposta: Occorre valutare sicurezza dell'operatore, distanza, pressione, rischio elettrico, presenza di fumo e possibilità di rientro. La manichetta deve essere srotolata correttamente, la lancia impugnata in modo stabile e il getto orientato senza colpire persone o apparecchiature pericolose. Non si deve usare acqua su sostanze incompatibili o impianti in tensione non messi in sicurezza.

Parole chiave: pressione; lancia; acqua; elettrico; incompatibilita

51. Che cosa sono gli impianti sprinkler?

Traccia di risposta: Sono sistemi automatici ad acqua con erogatori chiusi da elemento termosensibile. Quando la temperatura in prossimità dell'erogatore supera il valore previsto, l'elemento si apre e l'acqua viene erogata localmente. Possono controllare l'incendio nello stadio iniziale, ma richiedono progettazione, alimentazione idrica e manutenzione adeguate.

Parole chiave: sprinkler; automatico; acqua; controllo; manutenzione

52. Che differenza c'è tra sprinkler e sistema a diluvio?

Traccia di risposta: Nello sprinkler ordinario si aprono solo gli erogatori interessati dal calore. Nel sistema a diluvio gli erogatori sono aperti e l'acqua viene scaricata simultaneamente su un'area quando si apre la valvola comandata da un sistema di rivelazione o attuazione. I sistemi a diluvio sono tipici di rischi elevati con possibile rapida propagazione.

Parole chiave: sprinkler; diluvio; erogatori; valvola; rischio elevato

53. Che cosa si intende per operatività antincendio?

Traccia di risposta: È l'insieme delle condizioni che agevolano l'intervento dei Vigili del fuoco: accessibilità dei mezzi, accostamento, disponibilità di acqua, attacchi di mandata, comandi degli impianti, informazioni sull'attività, percorsi protetti e possibilità di comunicazione. L'addetto deve saper fornire indicazioni rapide e attendibili ai soccorritori.

Parole chiave: Vigili del fuoco; accessi; acqua; comandi; informazioni

54. Quali informazioni vanno fornite ai Vigili del fuoco durante la chiamata o all'arrivo?

Traccia di risposta: Occorre indicare nome e indirizzo dell'attività, tipo di emergenza, zona interessata, presenza di persone coinvolte o mancanti, materiali o sostanze pericolose, accessi migliori, impianti attivati o disattivati e presidi disponibili. Una comunicazione chiara riduce i tempi di intervento e i rischi per soccorritori e occupanti.

Parole chiave: indirizzo; zona; persone; sostanze; accessi

55. Che cos'è la gestione della sicurezza antincendio in esercizio?

Traccia di risposta: È l'insieme delle misure organizzative per mantenere nel tempo il livello di sicurezza: controlli, sorveglianza, manutenzione, formazione, procedure, gestione delle modifiche, rispetto dei divieti e aggiornamento dei documenti. In FOR3 è centrale perché molte misure progettate perdono efficacia se non sono mantenute in esercizio.

Parole chiave: GSA; controlli; manutenzione; formazione; procedure

56. Che differenza c'è tra manutenzione, controllo periodico e sorveglianza?

Traccia di risposta: La manutenzione mantiene in efficienza impianti, attrezzature e sistemi antincendio. Il controllo periodico verifica completa e corretta funzionalità secondo norme e manuali, da parte di tecnico manutentore qualificato. La sorveglianza è un controllo visivo tra un controllo periodico e l'altro, effettuabile da lavoratori istruiti, per verificare presenza, accessibilità e assenza di danni evidenti.

Parole chiave: manutenzione; controllo periodico; sorveglianza; tecnico qualificato

57. Che cosa deve verificare l'addetto nella sorveglianza degli estintori?

Traccia di risposta: Deve controllare che l'estintore sia presente, nel posto previsto, segnalato, accessibile, integro, non usato o manomesso, con etichetta leggibile, indicatore di pressione nel campo corretto se presente e cartellino di manutenzione aggiornato. Le anomalie vanno segnalate e, se possibile, ripristinate secondo le procedure.

Parole chiave: estintore; segnaletica; accessibilita; pressione; cartellino

58. Che cosa deve verificare l'addetto sulle vie di esodo?

Traccia di risposta: Deve verificare che corridoi, scale, uscite e percorsi siano liberi, illuminati, segnalati e utilizzabili; che le porte si aprano facilmente nel verso previsto; che non vi siano materiali depositati, ostacoli, cavi, carrelli o arredi; che le uscite finali conducano a luogo sicuro e che non siano chiuse con sistemi non gestibili in emergenza.

Parole chiave: vie esodo; uscite; ostacoli; porte; luogo sicuro

59. Che cosa deve contenere il piano di emergenza?

Traccia di risposta: Deve contenere le azioni da mettere in atto in caso di incendio, le procedure di evacuazione, le modalità di allarme, le disposizioni per chiamare i Vigili del fuoco, l'assistenza alle persone con esigenze speciali, i compiti degli addetti e le informazioni su vie di esodo, presidi, impianti e punti di raccolta. Deve essere aggiornato quando cambiano attività, layout o rischi.

Parole chiave: piano; allarme; evacuazione; addetti; aggiornamento

60. Quali sono le priorità dell'addetto antincendio in emergenza?

Traccia di risposta: Le priorità sono tutelare le persone, dare o far dare l'allarme, valutare la situazione senza esporsi, favorire l'esodo, assistere chi è in difficoltà, intervenire solo su principi d'incendio gestibili e supportare i soccorritori. Non deve trasformare un primo intervento in un'esposizione pericolosa.

Parole chiave: persone; allarme; esodo; assistenza; sicurezza

61. Come si gestisce l'assistenza a persone con esigenze speciali?

Traccia di risposta: Il piano deve prevedere incaricati, modalità di comunicazione, percorsi, spazi calmi o esodo orizzontale, eventuali ausili e priorità operative. L'addetto deve comunicare con calma, non abbandonare la persona, non improvvisare manovre rischiose e informare i soccorritori sulla posizione di chi necessita assistenza.

Parole chiave: disabilita; spazi calmi; assistenza; comunicazione; soccorritori

62. Che cosa fare se l'allarme proviene da un impianto di rivelazione?

Traccia di risposta: Si applica quanto previsto dal piano: verifica se prevista e sicura, individuazione della zona segnalata, attivazione delle comunicazioni interne, preparazione all'esodo o avvio dell'evacuazione, eventuale chiamata dei soccorsi. Non si deve tacitare o resettare l'allarme senza aver accertato la causa e senza seguire la procedura.

Parole chiave: IRAI; verifica; zona; evacuazione; reset

63. Che cosa fare se si trova una porta tagliafuoco bloccata aperta?

Traccia di risposta: Va rimossa la causa del blocco se possibile e sicuro, ripristinando la chiusura. Se il problema riguarda il dispositivo di autochiusura, il fermo elettromagnetico o un danneggiamento, l'anomalia va segnalata e registrata secondo le procedure. Lasciare una porta tagliafuoco inefficiente può compromettere compartimentazione ed esodo.

Parole chiave: porta tagliafuoco; blocco; autochiusura; segnalazione; compartimentazione

64. Perché ordine e pulizia sono misure antincendio importanti?

Traccia di risposta: Riducendo polveri, rifiuti, imballaggi e materiali fuori posto si riduce sia la probabilità di innesco sia la velocità di crescita dell'incendio. Inoltre vie di esodo e presidi restano accessibili. In attività FOR3, dove carichi d'incendio e lavorazioni possono essere significativi, ordine e pulizia sono parte essenziale della gestione del rischio.

Parole chiave: ordine; pulizia; rifiuti; carico incendio; vie esodo

65. Perché le modifiche dell'attività possono aumentare il rischio?

Traccia di risposta: Modifiche a layout, quantitativi di materiali, lavorazioni, impianti, percorsi, compartimentazioni o presidi possono rendere non più valide le condizioni considerate nella valutazione del rischio. Anche cambi temporanei, come cantieri interni o stoccaggi provvisori, devono essere gestiti. Il piano e i documenti GSA vanno aggiornati quando la modifica incide sulla sicurezza.

Parole chiave: modifiche; layout; stoccaggi; valutazione rischio; aggiornamento

EsameAntincendio.it

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